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A domanda rispondo - sezione Accomazzi.net

Le idee dell'Accomazzi

Ho ascoltato la tua intervista sul sito kilo.tv. Sembrerò retrogrado ma a me sembra un po' tutto azzardato come discorso: chiaro il digitale è più comodo: ma la qualità ci ha perso parecchio.
Basta vedere l'evoluzione nel campo "sonoro" da analogico "vero" a quello registrato, poi quello digitale del ciddì all'mp3...si è avuta
una maggiore "usabilità" ma un continuo degradarsi della qualità (per esempio una Opera Classica guai a confrontarla da un disco in vinile con un ciddì, DDD che sia).

Livio

È una leggenda. Il Teorema del Campionamento dimostra matematicamente che qualsiasi informazione possa venire codificata in analogico potrà venire anche trasformata in digitale senza alcuna, neppure impercettibile, perdita di qualità. Il contrario non è vero. Per pura bontà d'animo vi risparmio l'enunciato formale e la dimostrazione. :-)
In soldoni, il teorema dice: se un orecchio umano percepisce i suoni per frequenze sino a 22 kHz, allora con un campionamento a 44 kHz (come quello del CD) si riesce a restituire un suono indistinguibile dall'originale per quell'orecchio.

Ovvio che un ingegnere possa fare scelte di compromesso. Per esempio, il formato MP3 e il JPG vanno volutamente a perdere informazioni (quindi qualità) per risparmiare spazio nella musica e nelle foto rispettivamente. Ma sono scelte, che si aggirano con facilità ricorrendo a formati alternativi come AIFF e TIFF, rispettivamente. Per di più, scelte del genere non si vedono solo nel campo del digitale. Per esempio, la qualità delle pellicole fotografiche 35mm è precipitata da quando si sono universalmente diffusi i sistemi di sviluppo "sviluppo e consegna in un'ora, alla fine degli anni Ottanta.

Ma torniamo alla musica. Il CD audio (concepito, ricordiamolo nei lontani anni Ottanta) sceglie di campionare il suono a 44 kHz, usando sedici bit per ciascun campione. Per saturare la capacità del più fine orecchio umano di cogliere sfumature di suono è necessario salire a 48 kHz. Che, guarda caso, è la qualità offerta dal suono sui DVD. Sia il Dolby Digital (alias AC3), sia il più sofisticato DTS del DVD video; sia anche il suono nei DVD Audio, uno standard per ora poco usato che stipa solo il suono sul supporto. Si chiama MLP, Meridian Lossless Packing, è una compressione senza alcuna perdita di informazione che gestisce sino a 6 (cinque più uno) canali indipendenti con campionamento sino a 192 kHz e campioni di 24 bit. Molto ma molto ma molto di più di quanto il più fine orecchio mai nato su questo pianeta sia in grado di apprezzare.

C'è poi il vantaggio dato dai codici ciclici di ridondanza (CRC). Si tratta di informazioni extra, aggiunte a fianco dei bit che rappresentano l'audio e che vengono chiamati in causa quando il dispositivo non riesce a leggere le informazioni relative al suono. Sarebbe naturale immaginarsi che, quandi i codici ciclici di ridondanza vengono chiamati in azione, la qualità del suono scenda. Così non è. I CRC sono in grado infatti di ricostruire le informazioni mancanti. È questo il motivo per cui un CD resta leggibile anche quando viene graffiato.

Per inciso, aggiungo che la qualità dei CRC usati per un disco dati è ovviamente maggiore di quella usata per un disco audio. Se un bit risulta incorreggibile in un flusso audio mi beccherò una pausa di un quarantaquattromillesimo di secondo. Se lo stesso bit rappresenta una frazione di un programma eseguibile il problema è molto più grave e può portare al crash della macchina...

Quindi, il digitale non comporta alcuna perdita di qualità implicita. L'analogico invece sì! Considera: tu puoi avere il "giradischi" più perfetto della terra, ma puoi comunque stare certo che questo non ruoterà con la stessa esatta velocità che caratterizzava il sistema di registrazione. Questo implica che tu ascolti la musica con una velocità diversa. Magari più lenta e magari più veloce, quasi certamente in maniera impercettibile alla tua coscienza, ma comunque distorta temporalmente.

Sono grato ad Alex G. Raccuglia per aver notato uno svarione nella prima parte di questa risposta e per avermelo fatto correggere. Della successiva parte di questa risposta sono debitore a Roberto Lanzo <ipotenus@tin.it>, che l'ha inviata originalmente alla mia mailing list e ha cortesemente acconsentito alla sua ripubblicazione qui.

Purtroppo Il fatto che sia dimostrabile matematicamente che qualunque informazione analogica possa essere convertita in digitale senza alcuna (apparente) perdita di qualità non vuol dire affatto che gli attuali sistemi di riproduzione di audio digitale siano in grado di mantenere questa (sempre presunta) qualità dall'inizio alla fine della catena di riproduzione.
Anzi, la quasi totalità di riproduttori di CD audio in commercio di prezzo accettabile sono affetti da notevoli quantità di jitter che producono distorsione ad alta frequenza.
La sezione digitale dei convertitori è raramente di qualità, per non parlare di quella analogica.
La risposta in frequenza dell'attuale standard (44.1 Khz) è inferiore a quella del vinile. Il fatto che le frequenze non riprodotte non siano udibili non vuol dire affatto che non siano avvertibili come molti studi di psicoacustica hanno dimostrato.
Ecc. ecc. ecc......questi sono solo alcuni dei tanti aspetti dell'audio digitale che producono un degrado "sonoro" che è veramente dimostrabile matematicamente e che soprattutto è rilevabile all'ascolto.

Poi c'è una questione ancora più importante che forse un po’ troppo tecnica e fuori tema in questa lista per cui cercherò di farla breve.
In sostanza allo stato attuale ci sono alcune caratteristiche sonore degli stadi analogici che le apparecchiature digitali ancora non riescono ad emulare e alle quali, diciamo per formazione musical-culturale, siamo tutti affezionati (e non parlo di sfumature). Questo spiega come mai nei migliori studi di registrazione del mondo si utilizzino ancora apparecchiature a valvole. Sono costose, delicate, si deteriorano rapidamente ma hanno un suono inimitabile. La quasi totalità della musica che ascoltiamo passa da più stadi analogici che digitali e che i migliori studi di mastering del mondo preferiscono lavorare il materiale proveniente da un nastro analogico da un pollice che da un DAT.
Con l'introduzione dei nuovi standard (96-192 Khz - 24 bit) la situazione sta cambiando.

Ti segnalo una prova in italiano
(http://www.tnt-audio.com/sorgenti/2496.html) dove si dice che il nuovo standard audio digitale DAD a 24/96 è udibilmente superiore sia all'attuale CD che all'LP tanto amato dai puristi.

http://www.kilo.tv/eventi/digitalculture/intervista/accomazzi.html