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Tom e Colette

Il romanzo su Melanie doveva proseguire con i tentativi di Dodo, il nostro eroe, di mettere a posto i guai del mondo usando il suo controllo sulle Melanie. Avrei introdotto a questo punto due gruppi di persone che avrebbero intuito cosa stava succedendo e avrebbero cercato di catturare Dodo e sfruttarlo per i propri scopi. Primi tra questi, i servizi segreti statunitensi.

-Cazzo!-
-Buon giorno anche a te, Tom.-
-Dove porca puttana è finito il rapporto sulla situazione nel golfo di Oman, Isaac?-
-Io non l’ho visto. Hai guardato nel secondo cassetto?-
Tom gratificò il suo aiutante in capo di una occhiata assassina, aprì ostentatamente il secondo cassetto della sua scrivania (che aveva visto tempi migliori, ma a cui l’ufficiale era affezionato), e altrettanto ostentatamente frugò nei suoi recessi. Dopo pochi secondi ne estrasse una cartelletta con la copertina cilestrina, e sorrise debolmente.
Saggiamente, Isaac si astenne da qualsiasi commento.
Tom borbottò qualche cosa. Si bloccò per qualche secondo, e prese a rovistare frenericamente il piano della scrivania. L’operazione ebbe come effetto immediato quello di distruggere ogni parvenza d’ordine rimasta. La ricerca ebbe, perlomeno, successo, poiché l’uomo estrasse con un grido di trionfo un sigaro, che provvide immediatamente ad accendere per aspirarne grandi boccate. In virtù di decenni di informazione sui pericoli del fumo, Tom era rimasto l’unico fumatore dell’intero palazzo, e il suo persistere nel vizio aveva costretto i responsabili a preparare una serie di deroghe ai regolamenti. Il fatto che il colonnello Thomas Novell fosse il comandante in capo dei servizi segreti, e quindi dell’intero edificio, aveva fortemente aiutato l’intero processo di revisione.
Dopo due boccate, Tom squadrò il suo interlocutore e disse: -Avanti, vecchio tricheco. Non restare lì come una bambola gonfiabile. Rovinami la giornata con il tuo solito rapporto del mattino.-
-Tom...-
-Il rapporto, Isaac.-
-Signorsì, signor colonnello. Per l’affare di Oman non ci sono novità e stiamo aspettando una tua decisione; comunque non c’è fretta. Il problema della statua d’argento è stato portato all’attenzione degli europei, e ci aspettiamo che se lo accollino loro. Il prez ci ha chiesto una valutazione della possibilità di un attacco sulla base confederata di Tripoli, considerando tutte le opzioni in nostro possesso, dall’uso di un commando a un completo strike militare con atomiche tattiche. Lo scopo, ovviamente, è quello di riprenderci l’uccellino volato via la scorsa settimana.-
Tom aspirò una boccata profonda, e si concesse una bestemmia di cuore: -Il prez si è nuovamente dimenticato di prendere la pillola contro l’arteriosclerosi, e crede di essere il non compianto Ronald Reagan (possa Dio usare la sua anima come strofinaccio). Tanto per cominciare, che cosa ci riprendiamo dell’uccellino dopo che abbiamo bombardato il posto con le atomiche tattiche?-
-Non chiederlo a me, colonnello. Io ti sto solo riferendo un ordine del capo supremo.-
-A cui noi obbidiremo deferentemente. Tu prepara un rapporto proprio come richiesto; prenditi tutto il personale che ti serve. Sii assolutamente pessimista in tutte le valutazioni. Prima di consegnarlo passami il malloppo, così correggerò i tuoi errori di grammatica.-
-Sempre gentile...- interloquì Isaac.
-Va bene, allora risparmia la fatica alla mia ulcera. Mi fido del tuo lavoro (possa Dio misericordioso avere pietà della lingua di Shakespeare). Comunque, quando hai finito, passa il tutto alla sezione psicologica, e dì a coso, come si chiama...-
-Il capo della sezione psicologica? Geoff.-
-Come faccio a mettere in memoria un nome così? Sua madre doveva avere il cervello di un nasturzio! Geoff dovrà trasformare il miserabile prodotto del tuo cranio in un documento così convincente che il prez avrà un erezione solo toccandone la copertina.-
Isaac fece cenno affermativo con il capo. Quando si rese conto che il suo superiore aveva finito, proseguì: -Per il resto, tutta ordinaria amministrazione. Ti ricordo che oggi abbiamo l’ispezione a sorpresa dell’armeria, e che nel pomeriggio devi testimoniare alla commissione difesa del Congresso.-
-Che palle. Sei sicuro che non ci sia nient’altro di più interessante?-
-C’è una cosetta che volevo dirti, perché so che questo tipo di curiosità ti interessano. Abbiamo ricevuto un fono dagli Europei... aspetta che te lo leggo... Dunque: dal loro ufficio organizzazione a noi, priorità tre, protocollo vattelappesca, tipo segreto... Eccoci qui. Oggetto: rilevazione di attività comunicative di tenore anormale nella rete geografica sistemi esperti Melanie, et attività investigative connesse at fatto.-
Tom morsicò l’estremità del sigaro, e fece qualche commento sulla moralità delle genitrici degli estensori del messaggio. Poi proseguì osservando quali posti avrebbero dovuto venire tolti dall’organico quando si fosse parlato di nuovo di un taglio nei fondi.
Isaac ignorò lo sfogo e proseguì: -Controlli routine habent rilevato aumento comunicazioni rete telefonica internazionale. Indagini preliminari indicano origine comunicazioni sunt sistemi Melanie. In sistemi chiave nostro controllo aumento comunicazioni precede leggere anomalie funzionamento. Suggeriscesi contatto comunicazione collaborazione. Asuivre.-
-Chi è Asuivre?- Chiese Tom. -Il loro addetto?-
-È un termine delle comunicazioni che loro usano per indicare che, quando avranno altri dati, ce le comunicheranno con un altro messaggio. Credo derivi dal francese.-
Tom riflettè per qualche minuto. Poi disse: -Effettivamente sembra una cazzata. Però qualunque cosa coinvolga le Melanie, come ti ho ripetuto tante volte da perdere il conto, è abbastanza importante da giustificare il nostro interesse. Quelle radioline troppo cresciute controllano troppe cose.-
-Faccio svolgere una indagine di routine e ti faccio sapere, OK?-
-Non dire stronzate e preparami un whisky.-
-Tu bevi troppo, Tom.-
-Lo so. Fa parte del personaggio. Un direttore dei servizi segreti deve bere come una spugna, fumare come un turco e bestemmiare. Soprattutto bestemmiare. Questo sconvolge i rospetti quando mi incontrano, e gli fa desiderare di non contrariarmi mai. A proposito di bestemmie...-
A quel punto l’uomo si lanciò in una fila di improperi, la maggior parte dei quali si riferivano a impossibilità anatomiche e congiungimenti problematici coinvolgenti la Trinità o i principali santi.
Isaac storse leggermente un angolo della bocca, e poi commentò: -Sei assolutamente ingegnoso. Ora, a proposito di quella faccenda...-
-Chiamiamo Colette e parliamone con lei. Voglio il suo parere.-
Si girò verso il terminale Melanie, e disse: -Ammasso di viti e di bulloni, accenditi!-
La Melanie apparse sul terminale, e fissò l’ufficiale senza proferire sillaba.
-Mettimi in collegamento con Colette.-
L’immagine di Melanie si rimpicciolì e prese posto in un angolo dello schermo, venendo quasi immediatamente rimpiazzata da una ragazza graziosa, dai lineamenti minuti, capelli castani chiari, occhi blu messi in evidenza da un paio di occhiali cerchiati. E denti piccoli e bianchi, che mise in mostra sorridendo e dicendo: -In cosa posso servirti, mio temuto signore e padrone?-
-Per una volta, guadagnati lo stipendio, Colette. Alza il tuo grasso culo da quella sedia e vieni qui.-
-Immediatamente, boss,- rispose la ragazza.
Poi chiuse velocemente la comunicazione mentre Tom urlava: -E non chiamarmi boss, pestatasti!-
-Tom,- lo rimproverò Isaac, -è da vent’anni che non vedo un elaboratore con i tasti.-
-Allora è arrivata l’ora che noi due andiamo in pensione e ci mettiamo a coltivare un po’ di fottuta insalatina verde in qualche fetente cittadina dell’Arkansas.-
-E il culo di Colette non era per nulla grasso l’ultima volta che ho avuto l’occasione di guardarla di spalle. Anzi, l’ho trovato uno spettacolo gradevole.-
-Fatti una doccia fredda, Isaac. Oppure chiuditi per cinque minuti nel bagno degli ufficiali, ma prima di uscire controlla di non aver sporcato.-
Isaac sospirò ostentatamente. Dopo circa un minuto il silenzio che era sceso tra i due venne interrotto da un discreto bussare alla porta, e la responsabile dei sistemi informatici entrò nella stanza: -Ciao, Isaac. Ciao, boss. Posso poggiare il mio grasso culo sull’altra poltrona?-
-Non chiamarmi boss.-
-Si, boss.-
-E quanto al tuo culo, che ne diresti di calarti le mutande e di lasciarci giudicare le sue esatte dimensioni? Isaac qui sostiene di avere una erezione tutte le volte che ti incontra, e considerando la sua età questo può essere considerato un miracolo.-
-Io non ho mai detto...- cominciò Isaac, facendosi paonazzo in viso.
-Grazie, Isaac.- Colette si sedette comodamente nella sedia libera, poi si piegò da un lato e baciò la guancia baffuta del suo vice comandante. La tonalità del rossore si incupì.
-Va bene,- disse Tom. -Passiamo a questo cazzo di lavoro. Che è poi il fottuto motivo per cui ci guadagnamo quello di stipendio di merda.-
-... cazzo!- Chiosò serenamente Isaac, guadagnandosi un’altra occhiataccia.
-Colette, questo fottuto ufficio, possa Dio preservare le opere d’arte alle sue pareti,- disse il colonnello indicando il calendario osceno alle sue spalle, -funziona perché ciascun dipartimento fa quel che deve fare e gli altri non se ne curano e danno per scontato che tutto funzioni. Questa volta, però, ho bisogno di dettagli su come funziona il tuo dipartimento della sicurezza elettronica.-
-Qualcosa è andato male, colonnello?- chiese Colette in tono calmo.
-No, nulla del genere. Ho bisogno, per motivi che ti spiegherà Isaac tra poco, di capire come funziona una Melanie, di sapere in cosa consistono i nostri sistemi di sicurezza (e quelli degli altri) e di una valutazione di quali siano effettivamente le possibilità di un sabotaggio oggi come oggi.-
-Cercherò di spiegartelo in termini semplici, boss.-
Tom grugnì. -Ancora più semplici, se possibile.-
-Se ci riesci, a gesti!- Aggiunse Isaac, felice di poter inserire a sua volta una cattiveria. Tom non lo degnò neppure di uno sguardo.
Colette si battè la punta dell’indice sulle labbra, concentrandosi. -Vediamo... Al livello più basso, una Melanie non è molto differente dall’Univac. L’Univac è stato il primo calcolatore elettronico a venire reso disponibile su base commerciale. Nel 1951, se ricordo bene. Si tratta quindi di una massa di circuiti (l’Univac usava valvole termoioniche, naturalmente) che è in grado di svolgere alcune semplici operazioni.-
-Quanto semplici?- chiese Isaac.
-Prima di Melanie lo hardware (cioè la parte fisica) faceva solo cose semplicissime, come le moltiplicazioni. Con Melanie i giapponesi hanno raggiunto un livello più alto: lo hardware è una macchina per inferenze.-
Tom sbuffò. -Le inferenze sono dolci al cacao?-
Colette alzò gli occhi al cielo. -Capo, persino tu devi aver combinato qualcosa al liceo! Le inferenze sono dei sillogismi.-
-Ma che cazzo dici?!?- ruggì Tom.
-Insomma, se tu dici alla macchina che gli stupidi fumano e che tu fumi...-
-Ho capito,- disse raggiante Isaac, -la macchina capisce che Tom è stupido.-
Il colonnello sbattè con energia le palme delle mani sui braccioli: -Sono circondato da donne col culo grosso che hanno imparato a parlare leggendo l’enciclopedia britannica e da trichechi che credono di essere spiritosi. Dov’è la pratica della mia pensione?-
Colette alzò delicatamente un sopracciglio.
-Quante di queste... inferenze... può fare una Melanie?- chiese Isaac.
-Circa un miliardo al secondo.-
Tom bestemmiò.
-Non sono poi così tante,- continuò Colette in tono difensivo, -perché tantissimo di questo potenziale viene usato per riconoscere le persone e gli oggetti che ci sono davanti allo schermo, per capire la lingua parlata e così via.-
Tom buttò in un angolo della stanza il mozzicone del sigaro, e si alzò per servirsi un liquore. -Va bene, va bene, vai avanti. Che altro c’è in quelle diavolerie?-
Colette alzò graziosamente le spalle. -Un programma. Una sequenza di istruzioni che permette alla macchina, per l’appunto, di capire l’inglese (o un’altra lingua) e di obbedire agli ordini.-
-E questo è quello che fai tu?- chiese Isaac.
-No. Questo è il lavoro che hanno fatto i programmatori giapponesi. Hanno creato la figura di Melanie... la sua personalità, se vogliamo umanizzarla... partendo da questa capacità di fare semplici ragionamenti.-
-Sembra difficile,- osservò ancora Isaac.
-Lo è,- ammise Colette. -Dannatamente difficile. Non per niente ci hanno messo più di quindici anni prima di avere un prototipo. Sotto la guida di un vero genio.-
Il colonnello si mise a battere ritmicamente con un tagliacarte sul suo bicchiere. -Allora tu che cosa fai tutto il giorno? O stai cercando di dirmi che da quando ti ho assunto hai solo rubato lo stipendio?-
-Calma, ora ci arrivo. A questo punto abbiamo la Melanie generica che i giapponesi vendono. Una macchina meravigliosa che non sa fare niente.-
-Cosa vuol dire “niente”?- chiese Tom, mettendosi a passeggiare nervosamente per lo studio. L’ordine degli incartamenti sparpagliati sul pavimento non ne uscì migliorato.
-Nada. Zip. Nihil. Rien. Gar nichts. Nicivò. È come una impiegata neo-assunta, e nessuno le ha ancora spiegato come si può rendere utile. Immagina di volere usare una Melanie come guardia notturna di un magazzino: devi dirle che cosa deve fare, e cioè tenere d’occhio i posti chiave e telefonare alla polizia se arrivano i ladri. Questo potresti benissimo farlo tu, ma di solito si usano delle persone ferrate in logica e che hanno studiato questa materia, come la sottoscritta.-
-Perché?- chiese Tom con aria sospettosa.
-Perché tu, amatissimo direttore, potresti dire alla Melanie qualche cosa come “non lasciare che entri nessuno, la notte”. E cosa succederebbe se scoppiasse un incendio?-
-Già, che cosa succederebbe?-
-Succederebbe che la Melanie farebbe tutto quanto le è possibile per impedire che i pompieri entrino nel tuo ufficio. Lei capisce gli ordini, ma è pur sempre una macchina, e non ha molto buon senso.-
-Uh- disse Tom senza molta originalità. -Credo di avere capito.-
-Impossibile.- Garantì vigorosamente Isaac.
-Il mio lavoro,- proseguì Colette, -comincia da qui e prosegue specializzandosi. La Melanie standard, quella appena uscita dalla catena di produzione, non ha quasi nessun meccanismo di protezione. Se l’uomo delle pulizie che passa di qui trovasse il tuo kips acceso e le chiedesse di riferire il tuo lavoro di oggi, la macchina risponderebbe snocciolando tutti i segreti di stato.-
-Sapevo di avere ragione quando ho deciso che nessun uomo delle pulizie deve passare di qui- disse Tom battendo un pugno sulla scrivania e rovesciando il portacenere stracolmo di mozziconi.
-Non l’avrei mai immaginato,- assicurò Isaac, allontanando con un calcio una lattina di alluminio schiacciata.-
Colette sogghignò, e riprese: -Io impartisco una serie di istruzioni alle Melanie, in modo che rispettino i vincoli di segretezza. L’uomo delle pulizie (ipotetico) non riuscirebbe a sapere dal tuo sistema neppure qual è la tua marca preferita di sigari.-
-Non ne ha una,- assicurò Isaac. -Fuma qualsiasi cosa di combustibile gli passi per le mani. Tranne forse la plastica.-
Tom spense con deliberata lentezza il suo sigaro sull’orologio del suo secondo, bloccandogli il braccio con l’altra mano. Poi chiese: -Chi può interrogare la mia Melanie, allora?-
-Solo tu. In generale, insegno alle macchine a rispettare la gerarchia, ragion per cui la macchina di Isaac può essere interrogata solo da Isaac o da te, e la mia può venire consultata uno di noi tre.-
-Ma non da uno dei tuoi pari grado?-
-No. La macchina di una persona può venire consultata solo da quella persona, da un superiore della stessa sezione o da voi due.-
-E questo non è un comportamento standard?-
-No, sono procedure di sicurezza che la mia sezione ha creato e mantiene. Naturalmente chiunque abbia un segreto impartisce istruzioni di segretezza alla sua macchina, se ha un po’ di buon senso, ma le nostre sono molto sofisticate.-

-Un’ultima cosa. Ovviamente, questa faccenda finirà per interessare un piccolo numero di persone. Forse dovremo anche avvicinare qualche collega in Giappone, anche se preferirei di no. Ma sono ufficialmente nostri alleati, quindi forse sarà necessario. Comunque, c’è una piccola possibilità che questa anomalia sia il primo segno di qualche cosa di molto grosso.-
Tom aspirò una boccata di fumo, poi riprese: -Persino più grosso del culo di Colette. Quindi esigo da voi e dagli altri il segreto più assoluto. Questa cosa non deve uscire dall’ambito dei servizi. Non voglio che neppure un alito arrivi agli organi di stampa, né a nessun altra persona.-