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Il Tarlo Mentale

C'era una volta il Tarlo Mentale. Il Tarlo era una fanzine, una rivistucola amatoriale stampata in un centinaio di copie e spedita per posta al centinaio di appassionati che si era abbonato.

Parlava di fantascienza, di fantasy, di giochi di ruolo. Ma soprattutto faceva dell'umorismo.

Io ero il "direttore irresponsabile" di un gruppetto di redattori che comprendeva soprattutto Arnaldo Borsa, LucioBragagnolo, Massimo Cassamagnaga, Luca Colombo, Mario Villani. Faceva affidamento su una serie di ottimi artisti tra cui ricordo con affetto Matteo Resinanti, Luca Rossetti ed Erica Savoia. Hanno collaborato anche Lucio Bocchetti, Stefano Caglio, Paolo Di Maio, Nicola Lepetit, Piero Piotti, Andrea Vinzoni... e mi sto sicuramente dimenticando qualcuno di importante.

Negli ultimi quindici o vent'anni costoro si sono trasformati da goliardi in rispettabilissimi ingegneri, dottori, professori, imprenditori, direttori, bancari...

In questo spazio del mio sito conto di riproporre alcune tra le cose più divertenti apparse su quelle pagine. E, credetemi, di cose divertenti ce n'erano davvero parecchie. Comincio con una postfazione che pubblicammo in quarta di copertina, più una spiegazione doverosa: cos'è una fanzine.

Non è facile dare una collocazione a tomi come il Tarlo Mentale senza cadere in categorie vetuste che rischiano di non rivelare la vera natura innovatrice dell'Opera. Si tratta senza dubbio di una coraggiosa indagine delle strutture e sovrastrutture dell'epoca contemporanea, operata attraverso delle categorie che definir kantiane sembrerebbe riduttivo, alla luce di una logorroica animalesca che ne strania la valenza.

Ma come significare il rapporto di fruizione che coglie anche il lettore più disattento senza invocare l'aiuto di più alti numi tutelari?

Non licet omnibus adire Corinthium! ed il resto è nebbia.

(Dalla prefazione alla quindicesima edizione curata dal prof. Profezio Palumbo, ordinario di Sintomatologia dello Sfintere all'Università di Texarkana, Arkansas).


In tandem, in tram et in filobus

(Dalla postfazione del prof. Giocondo Scemacchione fu Giangiacomo, associato di Teoria e Applicazione della Violenza Carnale all'Università di Vergewaltingen)

Il testo di questa pagina è tratto da Il Tarlo mentale numero 11, "Introduzione al Fandom", del 1989.

Le cifre sono invecchiate e non più plausibili. Le spiegazioni, invece, sono ancora utili per chi non sa di cosa stiamo parlando.


Fandom: Contrazione dei termini Fans' Kingdom, letteralmente traducibili in Il regno dei fan(atici). Il termine indica, quindi, l'ambiente degli appassionati. Naturalmente esiste un fandom per la musica, per il fumetto, e così via; noi ci occupiamo del fandom del fantastico, e cioè del mondo degli appassionati di fantascienza, fantasy e horror.

Fanzine: Contrazione dei termini Fans' magazine, e cioè Rivista dei fan. Una fanzine viene realizzata da un gruppo di appassionati, riprodotta in un numero limitato di copie, e distribuita ad altri fan a prezzo di costo.

Chi produce una fanzine?

Tipicamente dietro ad ogni fanzine in attività c'è la figura di un curatore che dedica parte del suo tempo libero, nonché qualche soldo, alla realizzazione della rivistina. Ne consegue che l'aspetto grafico, l'impostazione editoriale, la stessa correttezza linguistica della fanzine nonché qualche altra dozzina di fattori dipendono quasi unicamente dal curatore.

Tipicamente il curatore, di solito con l'aiuto di qualche amico che viene eufemisticamente designato "la redazione", e con l'appoggio di collaboratori esterni che comunicano con lui per lettera e telefono, si procura il materiale da pubblicare, e contemporaneamente si procura un piccolo numero di clienti, altri fan interessati alle proposizioni nella ventura fanzine. Il materiale viene dapprima ribattuto in un formato uniforme, tipicamente con una buona macchina da scrivere o magari con un calcolatore, e una volta pronto viene duplicato in qualche modo qualche anno fa era molto utilizzato il ciclostile, mentre oggi le fotocopie sono il mezzo di gran lunga più utilizzato. Qualche fortunato curatore la cui fanzine raggiunge discreti livelli di diffusione può permettersi la stampa in offset. Comunque sia, infine il curatore ha per le mani un certo numero di copie del primo numero della sua fanzine. Tipicamente il primo numero (che tradizionalmente viene numerato con lo zero) è limitato a cinquanta copie. Comunque sia, in genere viene riprodotto solo un numero di copie che si è certi di poter vendere, in modo da minimizzare i costi; spesso le quote per un singolo numero o per l'abbonamento vengono richieste in anticipo ai lettori, in modo da minimizzare l'esposizione economica.

A questo punto la fanzine è nata, e viene spedita ai lettori per posta. Il suo prezzo è il solo costo vivo sopportato dal curatore (riproduzione e spese postali), e l'obiettivo dal punto di vista economico è il pareggio. Il lavoro del curatore e dei collaboratori non è mai remunerato: quando e se la tiratura della fanzine supera un certo quantitativo minimo il curatore può permettersi di omaggiare i collaboratori del numero della fanzine in cui appare un loro pezzo.

Qualche curatore prende il cuore in mano e si rivolge ai munifici (?!?) proprietari di librerie specializzate nel tentativo di aumentare la diffusione della sua fanzine. Questo tipicamente comporta qualche complicazione, per una serie di motivi.

In primo luogo, una fanzine è, dal punto di vista legale, fuori legge. La legge vigente vorrebbe che una rivista venga registrata al tribunale competente, diretta da un giornalista iscritto all'albo professionale, e pubblicata da una casa editrice in regola con il fisco. Se i primi due requisiti potrebbero venire soddisfatti da qualche curatore, il terzo è praticamente improponibile visti i costi che comporta. Per questo motivo, il proprietario di una libreria specializzata fa un favore al curatore quando accetta la fanzine.

In secondo luogo, non tutti vivono per la gloria. Una libreria o un'edicola hanno diritto ad almeno il 30% del prezzo di copertina, e questo fa aumentare il costo della fanzine.

In terzo luogo, le librerie specializzate esistono solo nelle grandi città, e per molte fanzine nate in provincia questo rappresenta un problema logistico.

Infine, la libreria non si fa carico delle copie non vendute. Se un curatore, in un eccesso di entusiasmo, lascia al rivenditore un pacco di riviste, e queste restano invendute, il curatore deve riprendersele, e i soldi investiti restano sprecati. In altre parole, non è più possibile stampare solo il numero di copie che si è certi di vendere.

Perché esistono le fanzine?

Realizzare una fanzine è un hobby faticoso. La ricompensa è tutta intellettuale: il piacere di divulgare le proprie opinioni o i propri scritti, e la fitta corrispondenza che si intreccia dietro una fanzine permette alle persone coinvolte di scambiare opinioni con altri appassionati sul genere di letteratura che preferiamo.

Si hanno anche casi in cui una fanzine viene realizzata dal curatore e interamente dedicata a se stesso. In questo caso di parla anche di personalzine.

Una fanzine non ha mai scopo di lucro: come abbiamo già detto, il curatore fissa il prezzo in modo da non rimetterci dei soldi, e non ha margine di guadagno. Spesso, per aver mal calcolato la diffusione, il curatore ci rimette qualche lira.

Due cenni storici.

La fantascienza in Italia è apparsa negli anni cinquanta. Le prime fanzine nascono negli anni sessanta, quando il numero di collane di narrativa fantastica in circolazione ha raggiunto una certa massa critica e quando sono nate alcune case editrici specializzate.

Oggi quelle prime fanzine sono considerate di bassa qualità, visto che soffrivano (difetto di cui non sono innocenti le fanzine odierne) in dose massiccia di campanilismo e di provincialismo. Diverse erano nate con il solo e dichiarato scopo di pubblicare i racconti dei curatori, che in genere non valevano la buona carta su cui erano stati stampati. Alcune, di converso, spiccavano dimostrandosi superiori alla media; è il caso di Sevagram, curata da Riccardo Valla, e dei Numeri unici di Naviglio e Curtoni. Non a caso questi nomi sono passati presto dalla editoria amatoriale a quella professionale.

La prima generazione di fanzine si estinse sul finire degli anni sessanta, e una seconda sorse nei settanta. Le fanzine subiscono un notevole ricambio generazionale (non è raro il caso di una fanzine che pubblica un solo numero, ben poche giungono al decimo numero e una sola, Intercom, è arrivata al centesimo, cambiando però per ben due volte di curatore). Tuttavia, non si sono più avute chiusure in massa come quelle della fine degli anni '60.

I club

Diverse fanzine, o in qualche caso gruppi di fanzine, sono prodotte da club di appassionati. Anche se il percorso più usuale consiste in un gruppo di appassionati che si ritrovano e raccolgono grazie alla fanzine, il percorso può essere invertito: un gruppo di amici o conoscenti che condividano una comune passione per il fantastico danno vita a una fanzine, che diviene un po' il bollettino del club.

Il maggiore caso di club che dà vita a una fanzine nel nostro Paese è certamente il club City di Milano, la cui fanzine omonima ha costituito per molto tempo un punto di accumulazione per un gruppo notevole di appassionati. La fanzine City ha poi chiuso i battenti, quando i membri del gruppo sono diventati troppi e dagli interessi troppo svariati perché fosse possibile realizzarla in tempi accettabili, ma molte fanzine milanesi possono ancora considerarsi dipendenti da quella esperienza, poiché i loro curatori sono o sono stati membri del club City.

Come si sceglie una fanzine?

Spiacenti, non c'è una regola magica. Il consiglio che possiamo formulare è piuttosto semplice, però: scorrete l'elenco di fanzine in attività, ed identificate la (le) fanzine i cui argomenti vi interessano maggiormente, e provate ad ordinarne una copia all'indirizzo indicato. Se il fascicolo che riceverete sarà di vostro gradimento potrete optare per un abbonamento a tre, quattro o cinque numeri.

E questo ci porta a domandarci...

Come si riceve una fanzine?

Le fanzine, naturalmente, non si trovano in edicola: se non frequentate una libreria specializzata che tenga le più importanti a disposizione dei clienti (ma certamente l'assortimento non sarà completo, per i motivi che abbiamo illustrato poco sopra), l'unico sistema che vi rimane è quello di far ricorso al servizio postale.

Le vendite per posta sono di gran lunga le più importanti per una fanzine, eppure il metodo utilizzato per inviare il pagamento al curatore non è semplicissimo. Se per una rivista seria, da edicola, potreste usare un semplice versamento su conto corrente postale, per la fanzine questo metodo vi è precluso: al curatore non conviene di certo mantenere aperto un c/c postale per ricevere due o trecentomila lire all'anno.

La soluzione ufficiale prevede di utilizzare un vaglia postale. Tutti gli uffici postali possono vendervi per 100 lire un modulo per vaglia postale, che compilerete con i dati del curatore, indicando nello spazio delle comunicazioni che desiderate ricevere il numero tale della fanzine talaltra. A questo punto spedirete il vaglia come fareste per un conto corrente, pagando allo sportello dell'ufficio postale la cifra che va pagata al curatore più i diritti per le poste (che sono di 700 lire quando la cifra inviata è inferiore alle 20.000 lire, e cioè praticamente sempre): il curatore riceve il vaglia e incassa i vostri soldini all'ufficio postale che voi avete indicato sul vaglia stesso (quello del suo comune di residenza), e provvede a spedirvi il fascicolo richiesto.

Un metodo non completamente legale ma più spedito e leggermente più economico consiste nell'infilare le banconote in una busta e spedirla al curatore; non è legale perché il regolamento delle poste vieta espressamente di spedire cartamoneta, e dunque non potete prendervela con nessuno se la busta non arriva, ma di solito funziona. Non è insolito inframmezzare le banconote con uno o due fogli bianchi, per evitare che le banconote si notino in trasparenza.