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San Diego

Diego Piacentini, dunque, lascia Apple Computer per unirsi ad Amazon.com.

Laureato alla Bocconi, dopo una fulminante carriera in Apple Italia, Diego viene inaspettatamente promosso alla carica di vicepresidente di Apple Europa quando il suo predecessore, uno svedese, si ritira senza spiegazioni son la stessa rapidità con cui era arrivato. Siamo all'alba della era Jobs.

Per Jobs, Piacentini dà il meglio di sé. Raramente i risultati europei, in questi anni, sono inferiori a quelli spettacolari riportati dalla casa madre americana. Di solito sono molto superiori. Nell'ultimo trimestre, per esempio, Apple Europa mette a segno uno spettacolare +54% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (la media mondiale è +37%). E questo nonostante il fatto che si ritrovasse a capo di una organizzazione in continuo ridimensionamento: negli ultimi anni Apple Europa ha perso il laboratorio di ricerca e sviluppo a Parigi, due dei tre laboratori di test creati nell'era Copland, tutte le esposizioni fieristiche tranne la sola Apple Expo francese, i localizzatori britannici, gli uomini del marketing tedeschi, i magazzini nei Paesi Bassi, gran parte della forza lavoro allo stabilimento irlandese di Cork...

Persona abituata a lavorare moltissimo, gran conoscitore della stampa specializzata e persino dei siti amatoriali (che visitava quotidianamente per tenere il polso della situazione tra gli utenti finali), acuto analista della situazione IT: mi è difficile immaginare che la mancanza di Piacentini non finisca per pesare sulle sorti europee di Apple. Generale di un piccolo esercito, Diego spronava i suoi a dare prestazioni sempre superiori. E come un generale era rispettato ma anche temuto: le sue telefonate di rimprovero, quando serviva, pare fossero severe al punto della ferocia.

Oggi si trasferisce in America con la famiglia (moglie e due figli maschi), quella stessa famiglia che era rimasta in Lombardia mentre lui governava l'Europa di Apple da Parigi. Famiglia a cui tiene molto: lo ricordo con un aneddoto che mi aveva raccontato lui stesso. Il primo figlio, appena nato, si era rivelato uno di quei bimbi che dormono poco e strillano la notte, per tutta la prima infanzia. Per rifarsi almeno in parte del sonno perduto, Diego e moglie nel fine settimana lasciavano il piccolo a una nonna e con la scusa di un viaggio andavano in qualche albergo... a dormire. All'età di tre anni il bimbo perde il vizio: e nasce il secondogenito, con lo stesso problema.