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Copyright blues

Scrive "Punto Informatico":

>In seguito alle forti pressioni della lobby dei produttori di
>software, le modifiche alla legge sul diritto d'autore, approvate
>dal Parlamento il 26 luglio, hanno introdotto nuove misure
>repressive contro la copia ad uso personale del software,
>equiparata alla duplicazione di massa e al commercio abusivo di
>programmi, e punita con gli stessi anni di galera riservati ai
>contrabbandieri di software pirata (pene analoghe a quelle
>riservate in caso di omicidio colposo plurimo...). Nella nuova
>versione dell'articolo 171 bis, infatti le parole "a scopo di
>lucro" sono state sostituite con la frase "per trarre profitto".
>In pratica dal 26 luglio del 2000 anche chi trae profitto dalla
>copia singola di un programma, cioe' chi risparmia i soldi
>necessari per comprarlo, va punito con la stessa durezza
>riservata a chi copia programmi a scopo di lucro, per rivenderli
>clandestinamente e guadagnarci.

Facciamo il punto

Se faccio una copia di un software che ho acquistato per fare backup, è legale. Se lo copio per metterne una copia sul portatile, è legale (anche se la licenza d'uso dice il contrario) a patto che io non usi le due copie contemporaneamente. Potrebbe persino essere legale comprare una singola licenza e montarla su tutti i mille computer che possiedo e usarla in parallelo: il contratto standard (formulato dalle software house) certamente dice il contrario, ma nessuno è mai andato in tribunale a contestarlo. Se succedesse verrebbero fuori discussioni carine.

La legge in vigore sino al mese scorso, poi, distingueva sostanzialmente in tre casi le copie illegali.

1. Se copiavo un software senza pagarlo una lira per il gusto di farlo (per esempio, un videogioco) ero passibile di multa, ma non certo di pene penali.

2. Se copiavo illegalmente un software e lo uso per trarne vantaggio economico il mio reato è, ovviamente, ben più grave. E' il caso di una azienda che monti, per esempio, Microsoft Office sulle sue macchine senza comprarlo. Se è uno strumento che usi per lavorare compralo! Rubarlo è, moralmente, grave quanto rubare i computer stessi. In questi casi si va nel penale, ma la pena inflitta è nell'ordine dei mesi, quindi ci sarebbe la condizionale e nessuno finirebbe tra le sbarre. Nella prassi, inoltre, notate che in Italia nessuno è mai stato condannato per un reato del genere. Gente beccata con le mani nel sacco ha sempre ottenuto patteggiamenti extragiudiziali con il proprietario del software copiato.

3. Infine, il caso più grave è quello in cui io copio un software e lo rivendo. Si tratta di un comportamento totalmente indifendibile, un furto volgarissimo. In questo caso la pena potrebbe anche superare i due anni e quindi la condizionale verrebbe negata.

La nuova legge più severa è una soluzione concreta a un problema reale. Ma che tipo di soluzione? Mi spiegherò con una citazione.

"Per ogni problema complesso esiste una soluzione semplice, facilmente comprensibile, facilmente realizzabile, e completamente sbagliata".
Robert A. Heinlein

A mo' di commento, invece, vi racconterò un aneddoto. Un mio lontano parente, docente di diritto e giurisprudenza, oggi in pensione, un giorno così mi parlò: "Le leggi vanno interpretate. Questo accade perché le leggi le fanno i politici, che di legge capiscono ben poco. Quindi spetta ai giuristi interpretarle e metterle in contesto".

Io immagino e confido che anche questa nuova legge vada "interpretata". E che un tribunale chiamato a soppesare le colpe di chi copia un gioco, chi copia un programma che usa professionalmente, chi copia e rivende software altrui, usi tre pesi e tre misure. E stando i termini della condizionale dove stanno, c'è spazio per fare netta differenza anche se oggi le pene sono state inasprite "da sei mesi a sei anni".

Sospetto anche che questa legge, come la maggior parte delle leggi italiane, finirà nella lunga e onorata tradizione delle "grida", da manzoniana memoria. Gli italiani sono universalmente vituperati per la loro abilità nel fare leggi e ignorarle...

Resto cocciutamente della mia opinione, più volte espressa anche su questo sito: bisognerebbe, tutti quanti noi italiani, abbandonare la posizione "è sbagliato, è ingiusto, è illegale, ma lo faccio lo stesso perché conto di farla franca". Le pene qui c'entrano poco. E se un prodotto (un software, un disco, un film, un frutto esotico o una borsetta) viene prezzato ignobilmente dobbiamo lasciare che il suo proprietario se lo tenga. Rubarlo no.

Spesso sento fare l'esempio dell'industria discografica: ha ignobilmente alzato il prezzo degli album quando i CD rimpiazzarono gli LP di vinile, con la scusa che la nuova tecnologia costava (ai tempi) di più. I prezzi non sono però mai scesi nel seguito: un bel caso esemplare di trust e di oligopolio ai danni dei consumatori.

La mia risposta: se un album costa tanto, troppo, ancora più della media già esagerata, è giusto NON comprarlo e lasciare che la casa discografica lo usi come sottobiccherere. Se nessuno lo comprasse, quanto costerebbe l'album dopo?
Se tutte le case discografiche si allineassero su prezzi altissimi e se nessuno comprasse più i dischi, cederebbero prima quelli che sono costretti a vivere senza dischi nuovi o quelli che sono costretti a vivere senza un soldo in tasca?