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Apple è finita (di nuovo)

La notizia della settimana non è l'annuncio di Apple che durante il presente trimestre incasserà 600 milioni di dollari meno del previsto. Non può esserlo, perché se lo fosse allora l'annuncio di Compaq che durante il presente trimestre incasserà un miliardo di dollari meno del previsto lo sarebbe ancora di più. La notizia della settimana, invece, è il ritorno di quegli articoli che non vedevamo da quattro o cinque anni che annunciano l'imminente fine di Apple. (Mentre mai si sono visti articoli che annuncino l'imminente fine di Compaq). Nientepopodimento che BusnessWeek, per esempio, pubblica un articolo anti-Apple smaccatamente partigiano (anzi, anti-partigiano) e così gonfio di informazioni francamente sbagliate che anche un osservatore poco attento alle cose dell'informatica individuale non potrebbe fare a mano di notare alcune falsità. (Se volete provarci, il link è qui sotto). Il piccolo capolavoro è il confronto tra un PC Gateway di fascia bassa e il Mac di fascia più alta, che tende a dimostrare quanto il Mac sia costoso. Peccato che l'articolista trascuri di menzionare che il Macintosh, in quel prezzo, comprende: un secondo processore, un DVD-RAM, il quadruplo di memoria cache, un disco da 40 GB, un fax modem e alcune altre piccolezze che per decenza non cito. Nella prima stesura, l'articolista dimenticava anche di citare la presenza, nella configurazione Mac indicata, del monitor Apple Cinema Display ultrapiatto a 22 pollici in formato panoramico, che vale la metà del prezzo da solo. L'articolo è stato nel frattempo emendato, ma solo per aggiungere che "anche tenendo presente che nel prezzo è compreso un monitor da tremila dollari, il Mac costa troppo". Tutte le volte che i Apple c'è una crisi salta su un piccolo stuolo di Cassandre a vaticinare la fine di Apple. E nel mondo dell'informatica individuale le crisi ci sono con una certa frequenza, perché cambiare radicalmente la linea di prodotti, sostituire il sistema operativo, subire una piccola recessione (come accade oggi), eccetera eccetera, sono tutte occasioni di crisi. Un mio articolo ripubblicato oggi su questo stesso sito usciì nel gennaio 1996. Allora come ore si affrontava una delle precedenti crisi di Apple. Io scrivevo per far notare i problemi reali dell'azienda, ben diversi da quelli imputati nella stampa non specializzata. Quella volta Apple sopravvisse (quella volta era il Wall Street Journal a tuonare maggiormente contro la casa di Cupertino). Scommessina: secondo me succederà lo stesso stavolta. Articolo di BusinessWeek