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Errore del disco: file protetto

La notizia è trapelata sul periodico britannico The Register e poi ripresa dal sito Internet americano Slashdot : con un colpo di mano, si sta pensando di modificare tutti i dischi rigidi prodotti dalla seconda metà del 2001 perché supportino il sistema CPRM in hardware. La proposta arriva da un ente dal nome innocente, il "comitato tecnico tredici del NCTIS", un ente pubblico. Lo NCTIS intende proporre all'ente degli standard americano (il più famoso ANSI) una modifica della definizione stessa di disco rigido (sia ATA che SCSI) perché includa il protocollo CPRM.

CPRM, chi era costui? Dietro a questa sigla si nasconde un metodo (sviluppato congiuntamente da IBM, Intel, Toshiba e Matsushita) per proteggere i dati digitali, rendendoli incopiabili. Il CPRM è già oggi in uso sui dischi DVD.

Su ogni disco rigido prodotto secondo il nuovo standard esisterebbe uno spazio totalmente inaccessibile al computer che contiene il disco rigido. Questo spazio contiene una mappa del disco rigido e sulla mappa sta scritto quali blocchi di dati digitali vanno considerati coperti da copyright. Stabilisce insomma quali diritti il proprietario del disco rigido ha sui dati.

Queste prescrizioni non sono, beninteso, decise dall’apparecchio: ogni blocco di dati se le porterebbe dietro dalla nascita e un disco rigido non farebbe altro che trascriverle e costringere l’utente a rispettarne l’uso. Per esempio, se Microsoft rilasciasse una nuova versione di Microsoft Word protetta in questo modo noi potremmo installarla sul nostro computer, ma troveremmo impossibile farne una copia dal disco rigido su ogni altro tipo di supporto. Se per qualche motivo cancellassimo dal disco la nostra copia di quel programma e riutilizzassimo lo stesso spazio per memorizzare una nostra foto digitale, la foto risulterebbe liberamente copiabile.

È importante sottolineare che questa protezione non dipende dal programma che stiamo usando e nemmeno dal sistema operativo. I dati sono coperti da crittografia per maggior sicurezza ed è lo hardware che supporta nativamente il divieto di copia abusiva a fare il resto. Per star più sicuri, ogni disco rigido nascerebbe con un numero di serie unico al mondo e immodificabile.

Si prevede che in un secondo tempo anche i lettori di CD e gli altri apparecchi digitali verrebbero modificati per usare CPRM. Quindi i masterizzatori non consentirebbero la copia di informazioni coperte da copyright, che comunque i lettori di CD non permetterebbero di leggere in chiaro...

Altre conseguenze: impossibile fare una copia di backup di un disco rigido. Impossibile fare una copia di riserva di un pacchetto software, magari costato milioni: se il disco si guasta bisogna attendere che il proprietario ne spedisca un rimpiazzo. Impossibile travasare i dati coperti da copyright da un vecchio disco rigido non CPRM a un nuovo disco CPRM. Eccetera.

L'impressione è che le grandi imprese intendano assestare una nuova, durissima botta alle libertà del consumatore. Che per meglio tutelare i propri interessi economici non si curino affatto di rendere sconveniente l'uso di ogni apparecchio digitale. Per i dettagli tecnici, potete scaricare dal sito del Comitato Tecnico 13 questo documento PDF: ftp://fission.dt.wdc.com/pub/standards/x3t13/technical/e00152r0.pdf