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Microsoft, delitto e castigo

Notizia della settimana, senza dubbio, è la condanna di Microsoft che ha indirettamente provocato tanti scompensi sulle borse di tutto il mondo.

Si sentono dire tante bestialità in proposito. Ecco qualche paletto che vi servirà a farvi una opinione vostra:

* Microsoft ha il diritto di chiedere un giudizio d'appello. In un caso normale, di nessuna urgenza, l'appello si concluderebbe in 18 mesi. Il giudice Jackson ha il diritto di chiedere che l'appello venga considerato "urgente", e celebrato per direttissima.
* Un processo d'appello può venire ulteriormente impugnato dall'imputato davanti alla Corte Suprema; il giudice di primo grado può chiedere che l'appello si svolga direttamente di fronte alla Corte Suprema.
* La Corte Suprema ha il diritto di accettare o rifiutare l'invito a presiedere direttamente all'appello. Se rifiuta, la Corte d'appello dello stato competente (Washington in questo caso) procede, e l'appello non può più venire ulteriormente appellato.
* Jackson ha deciso su queste basi di rivolgere istanza alla Corte Suprema, per sveltire al massimo.
* Chiunque si occupi della revisione non può prescindere dal "Finding of Facts", il documento redatto da giudice e giuria di cui ho riportato stralci su Macworld Italia di gennaio scorso, a meno che (cito la legge americana) "esso non riporti tali falsità da scuotere la coscienza".

E la mia opinione sui fatti, chiederete voi? Abbiate pazienza: la troverete su Macworld Italia di maggio.